Dichiarazione di intenti

Quella che segue è una dichiarazione di intenti per il Parlamento, ossia quel che io riterrei importante portare avanti come punti fondamentali, in caso venissi eletto.
Ora è chiaro che per un movimento, che fa della politica dal basso una sua bandiera, possa sembrare strano che un candidato abbia una sua dichiarazione di intenti personale. In effetti quel che segue è frutto di una sintesi di posizioni del movimento e di esperienze personali, formatesi con il confronto con persone conosciute in questi anni di impegno politico di base. 


Cambiare le regole della politica

Il Movimento 5 Stelle ha l'ambizione di modificare alcune regole fondamentali necessarie all'evoluzione della nostra democrazia verso una forma più basata sulla partecipazione. Questa è una via obbligata per permettere agli amministratori di domani di realizzare scelte libere da pressioni di lobby e realmente condivise, sia a livello locale che nazionale. 
Strumenti quali i referendum abrogativi e propositivi senza quorum, l'obbligatorietà della discussione parlamentare e del voto nominale per le leggi di iniziativa popolare, la possibilità di valutare l'operato dei politici durante il loro mandato e non solo a fine legislatura, sono strumenti necessari per togliere questo paese dal medioevo in cui l'hanno precipitato anni di mala politica e di malpoliticanti.


Distinguere i Beni Comuni dalle merci

Ci sono beni che per loro natura non possono essere equiparati alle merci e lasciati in balìa delle regole di mercato. L'acqua è uno di questi. Senza acqua non c'è vita, per cui prima di ogni altra considerazione in merito, si deve fare si che la gestione dell'acqua sia salvaguardata da interessi riconducibili al mero profitto privato.

Ci sono anche altri beni, meno tangibili forse, ma che non si possono considerare merci: basti pensare alla sanità o alla cultura, e quindi alla Scuola pubblica e alla Ricerca. Non è pensabile proseguire in politiche che abbiano come unico risultato la disgregazione del welfare, della preparazione delle nuove generazioni e della conoscenza. La scuola pubblica in particolare va finanziata e se dei tagli devono esserci allora devono essere tagli ai finanziamenti alle scuole private.


Io ritengo fondamentale il lavoro delle liste civiche del Movimento nelle realtà locali. Seguendo i lavori del movimento nella mia città, è risultato evidente come spesso, alle capacità mediocri delle amministrazioni, si sommino problemi dovuti ai vincoli di stabilità e della difficoltà a reperire fondi.
Penso ad esempio alla difficoltà delle amministrazioni locali nell'ottenere mutui a tasso agevolato per la manutenzione del territorio e la realizzazione di opere di pubblica utilità. Difficoltà che possono essere superate a mio parere solo restituendo la Cassa Depositi e Prestiti al suo ruolo originale. 
E questo lo si può fare solo dal Parlamento.
Sbattere letteralmente fuori le fondazioni bancarie dalla gestione del più ingente patrimonio liquido di cui la nostra nazione dispone è doveroso in quanto la CDP ha un capitale che per l'80% è composto da soldi dei libretti postali degli italiani.
Dopo la sua "liberalizzazione", iniziata nel 2003 con il governo Berlusconi e terminata sotto Prodi, la CDP è stata di fatto messa nelle disponibilità delle fondazioni bancarie, le quali hanno prontamente alzato i tassi di interesse in modo da favorire le banche che rappresentano (Unicredit, Mediobanca, Ior).
Il capitale della Cassa Depositi e Prestiti è per l'80% composto da soldi dei libretti postali e quindi del piccolo risparmio degli italiani.
E' considerabile a tutti gli effetti un bene comune. Con i suoi 290 miliardi di euro di capitale e 150 circa di liquidità è un osso che molti stanno cercando di spolparsi ben bene.
Riportarla ad essere totalmente pubblica è doveroso. Se i Sindaci potranno far di nuovo affidamento su di essa, i cittadini potranno continuare ad usufruire di servizi pubblici che altrimenti, in periodi di crisi come questo, saranno preclusi o avranno un ricarico diretto o indiretto sui cittadini, per essere mantenuti.

Tagliare gli sprechi di denaro pubblico

Un altro compito che solo il Movimento 5 Stelle potrà portare avanti seriamente, è il taglio degli sprechi di denaro pubblico. Abolire i finanziamenti pubblici ai partiti e ridurre i costi della politica può riuscire solo a chi non fa della politica un mestiere. Tutti gli altri per quanto lo dicano a parole non lo faranno mai.
E' necessario che i sacrifici in periodi di crisi inizino a farli coloro i quali hanno mal gestito il paese e lo hanno portato al disastro attuale. Per questo io sono favorevole a inserire in modo retroattivo un tetto massimo, per le pensioni dei parlamentari, a 3.000 euro al mese.
Con la cifra risparmiata ogni anno ci si possono mantenere 5000 famiglie in difficoltà
Abolire i finanziamenti pubblici all'editoria e ai giornali è un modo per ridurre sprechi e favorire l'indipendenza dell'informazione dalla politica stessa. Onde evitare in futuro che si creino situazioni simili al passato sarà un passo da prendere in seria considerazione.


Abolire lo schiavismo moderno

Una critica che sento muovere spesso al movimento è che non ha un programma per il "lavoro". Eppure nel nostro programma nazionale c'è scritto a chiare lettere che intendiamo ridare dignità al lavoro abolendo la legge "Biagi" ed abolendo lo "schiavismo moderno".
Personalmente inoltre sono a favore di una politica che disincentivi le delocalizzazioni.
Questa è innanzitutto una battaglia di civiltà. E' impensabile ritenere che i nostri principi, in termini di sicurezza sul lavoro, di diritti dei lavoratori ecc. si fermino alla frontiera. Chi delocalizza, nella maggior parte dei casi, lo fa per incrementare il profitto a scapito del costo del lavoro e a scapito della qualità del prodotto. Permettere l'importazione di un prodotto, che se fosse realizzato da noi violerebbe le nostre leggi, può essere anzitutto anti-etico prima ancora che economicamente autolesionistico.
Un altro strumento da prendere in considerazione per superare la fase acuta della crisi è introdurre lo stipendio di cittadinanza. Inizialmente ero scettico al riguardo ma se alcune informazioni che ho reperito sono esatte, sarebbe sufficiente una tassazione delle rendite finanziarie inferiore all' 1% per poter trovare la copertura economica e mantenerlo. E' un'idea su cui si dovrebbe a mio avviso lavorare. 
In un ottica che cerca di preservare le persone e la qualità della loro vita più che le banche, sarebbe necessario prendere in seria considerazione elementi propri della decrescita felice. Ridurre i costi equivale a lasciare soldi in più nelle tasche dei cittadini. In questo senso il lavoro a distanza può rivelarsi uno strumento prezioso e di conseguenza potenziare internet diventa una necessità irrimandabile.

Dal macro al micro

Quante volte abbiamo sentito parlare di grandi opere? Di possibilità di lavoro vere o fittizie legate alla loro realizzazione? Bene, io sono per fermare le grandi opere inutili e favorire le piccole opere utili.
Penso ad esempio a incentivare i piccoli privati per le rinnovabili (che non sono solo il fotovoltaico) prima di finanziare le grandi centrali in mano a pochi grandi produttori.
Abbiamo in Liguria un problema di dissesto idrogeologico che non ammette ulteriori rimandi. Per affrontarlo si deve ripartire dalla manutenzione che è un costo, ma solo in apparenza, se basta poi una pioggia più forte della media a causare danni se non di peggio.
Inutile dire che il consumo del territorio e la sua cementificazione continua, vanno fermati. Non abbiamo più bisogno di nuovi centri commerciali ipertrofici rispetto al bacino di utenza e di contro dobbiamo tornare a incentivare le produzioni locali e il ripopolamento della campagna.



(questa pagina è in  continuo aggiornamento)

5 commenti:

  1. Cosa pensi circa l'adesione all'Euro dell'Italia avvenuta senza nessuna consultazione popolare. Ritieni che sia una mossa giusta metter in discussione l'aderire ad una moneta costruita a favore delle aree economiche più forti e a discapito di quelle mediterranee? Cosa ne pensi delle posizioni di Bagnai e degli economisti a lui allineati http://goofynomics.blogspot.it/

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  2. Ciao Max,
    sto giusto leggendo in questi giorni una presentazione sul debito pubblico preparata dal Centro Nuovo Modello di sviluppo che ti allego più in basso.
    Sono sostanzialmente d'accordo sulle osservazioni riguardanti la moneta unica.
    L'adozione di una moneta unica ci ha tolto sovranità monetaria e ci ha reso dipendenti dai mercati. Non possiamo più far finanziare il debito alla Banca d?italia e questa non può intervenire in caso di attacchi speculativi. Per l'euro è prioritaria la stabilità della moneta e levandoci gli unici strumenti che avevamo per combattere la speculazione ci hanno di fatto resi schiavi delle banche e del sistema creditizio privato.
    La moneta unificata ci ha reso un paese consumatore dei prodotti del nord Europa, Germania in testa, per cui se non cambiamo radicalmente direzione per andare verso un'Europa dei cittadini che crei gli strumenti per stroncare la speculazione, sarà difficile che il sistema resista a lungo.
    O meglio, lo farà sempre di più a scapito nostro.
    L'adesione senza aver chiesto niente a nessuno è stata una violenza al nostro diritto di autodeterminazione. Non c'è stata alcuna campagna informativa seria e già solo per questo sarebbe da ridiscutere bene le nostre condizioni di adesione.
    Io non sono un economista, anche se il mio percorso di laurea prevedeva un esame di economia, per cui non ne sono del tutto digiuno.
    Una cosa è certa, ora uscirne sarà difficile. Sembra che i nostri politici nel tempo abbiano brillato per imporre scelte irreversibili. Quello che ora conviene valutare è come contenere i danni, ossia se sia meglio uscire dall'Euro e pagare uno scotto subito o rimanere ma fissare la linea del Piave sul congelamento del debito pubblico e sul rifiuto di un debito che, almeno in parte è illegittimo.

    Eccoti il link al documento che stavo leggendo.

    http://www.cnms.it/sites/default/files/Kit_debito_pubblico_basso.pdf

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  3. sono per uscire dall'euro e dall'europa

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  4. ciao Matteo, ho letto solo ora la domanda.
    Sono per valutare cosa costi meno ai cittadini in termini di sacrifici. Se è possibile non far pagare il debito solo ai cittadini ma anche ai creditori dello stato allora si può restare nell'euro. Ma se alla fine dobbiamo farci carico noi di tutto il peso del debito (e dei suoi interessi negativi) allora converrà salutare e tornare a una moneta nostra.
    Certo che molto dipenderà da che numeri avremo in Parlamento. Ma ipotizziamo che sia nostro il compito di amministrare il Paese.
    In tal caso si potrebbe davvero pensare di applicare i 4 passi per l'uscita dal debito riportati nell'articolo che ho linkato.
    Quindi: lotta alla speculazione, congelamento del debito, ripudio del debito illegittimo e riqualificazione della spesa.

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